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Il comune di Frassinetto appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Frassinetto, il cui nome deriva probabilmente dall'abbondanza di frassini sul suo altopiano, condivise a lungo le vicende di Pont Canavese, essendo assoggettato ai medesimi feudatari.
Da fonti storiche apprendiamo che i nobili del luogo, coinvolti nella lotta fra le opposte fazioni dei conti canavesani, parteciparono vivacemente alla vita politica pontese ed eporediese fra il XIII ed il XIV secolo; è noto inoltre che anche la popolazione di Frassinetto si unì alla famosa rivolta dei Tuchini.
Nonostante questa comunanza di vicissitudini con il borgo sottostante, Frassinetto non ne subì le stesse devastazioni, perché la posizione montana lo difendeva naturalmente dalle scorribande guerresche. All'entrata di Capelli ci imbattiamo nell'antica chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, dal medioevale campanile in pietra.
All'interno dell'edificio è custodito un dipinto, raffigurante la Deposizione, realizzato da Carlo Bonatto Minella, valente pittore locale nato nel 1855 da una famiglia di pastori e morto a soli ventitre anni: altre sue opere si trovano presso la Galleria d'Arte Moderna di Torino.
Le frazioni Capelli, Borgiallo e Chiapinetto sono caratterizzate da una struttura planimetrica del tutto particolare, unica in terra canavesana: le abitazioni più antiche, oggetto di studio da parte dell'Istituto di Architettura del Politecnico di Torino, presentano una conformazione definita "a conchiglia con valve chiuse".
Come le conchiglie, infatti, hanno un'unica apertura verso l'esterno: le case sono quindi costituite da un eterogeneo insieme di porticati, loggiati, stanze e scale che sboccano in un unico cortile coperto, con una sola apertura verso la strada; pesanti portoni regolano l'accesso alle suggestive abitazioni-ricetto, collegate da anguste viuzze che si intersecano a vicoli strettissimi.
L'insolita urbanistica può essere spiegata pensando al ruolo di difesa bellica che il paese ricopriva nel caso in cui truppe nemiche tentassero di aggirare le fortificazioni di Pont per invadere la Valle Orco; non possiamo dimenticare, del resto, che anche la necessità di proteggersi dalla neve, dalle valanghe e dal freddo intenso dell'inverno potrebbe aver determinato l'inaccessibilità di queste antiche cellule edilizie.
Al di là di ogni possibile ipotesi, rimane comunque il fascino delle abitazioni costruite in pietra e caratterizzate dai tetti di "lose", dalle balconate in legno, dalla presenza di stalle e "crutin".
A questi particolari si affiancano poi altre vestigia del passato: grigie scale di pietra consunta e begli archi a tutto sesto su cui appaiono incise date del XVII secolo.